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mercoledì 25 gennaio 2012

BMI percentile, un nuovo indice per l'anoressia e la bulimia infantile

Questo parametro costituisce un valido riferimento antropometrico per aiutare la gestione dei disturbi del comportamento alimentare dell'infanzia e dell'adolescenza

PATOLOGIA
BMI percentile

Secondo gli esperti, per diagnosticare e gestire con maggior efficacia i casi di anoressia e bulimia nei giovani pazienti, sono necessari metodi in grado di fornire una stima quanto più possibile realistica del peso corporeo atteso. Si noti, il termine “atteso”, e non “ideale”, poiché questo meglio descrive una condizione di salute desiderabile relativamente alla composizione corporea, e non appunto una illusoria aspettativa estetica.

I disturbi del comportamento alimentare durante l’infanzia e l’adolescenza costituiscono infatti una grave minaccia e rappresentano un’eredità destinata a pesare sulle future generazioni. Tuttavia, in questo campo, non esistono attualmente precise linee guida in grado di facilitare i medici di famiglia e i pediatri nel riconoscere tali disordini.

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Pediatrics, potrebbe avere identificato un gold standard antropometrico, capace di rispondere adeguatamente alle richieste della pratica ambulatoriale pediatrica e di soddisfare, allo stesso tempo, l’esigenza riguardante l’uniformità di linguaggio imposta dalla ricerca clinica.

Il team dell’università di Chicago ha messo a confronto tre metodi normalmente impiegati nella pediatrica clinica per calcolare il peso corporeo atteso nei pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare: l’indice di massa corporeo percentile (Body Mass Index, BMI) e i metodi di McClaren e Moore.

I ricercatori hanno riscontrato che il metodo BMI forniva i valori più utili per le varie fasce di età, altezza e peso, sia per i bambini che per gli adolescenti, dimostrandosi altamente predittivo anche per i soggetti di statura estremamente alta e bassa. 

Questo metodo compara il valore di BMI calcolato del paziente con un valore di BMI tabulato, corrispondente al cinquantesimo percentile di un coetaneo di altezza e sesso uguale. Il confronto con il valore di riferimento permette in questo modo di stabilire con una buona affidabilità il traguardo ponderale verso il quale il paziente deve essere accompagnato.

L’indice di massa corporea fornisce una stima del grado di adiposità corporea ed è per questo impiegato in ambito nutrizionale per valutare l’esistenza del rischio metabolico nei soggetti sovrappeso. La nuova derivazione dell’indice potrebbe risultare estremamente utile per i medici di medicina generale, dal momento in cui queste figure professionali non sempre sono familiari con la prevalenza di questi disordini nei giovanissimi. Inoltre, questa misura può integrarsi nel corso delle terapie alimentari per valutare la risposta ai trattamenti.

Tale standardizzazione metrica costituirebbe infatti una chiara e valida linea guida per la pratica clinica pediatrica e permette di unificare sotto un’unica “lingua” il tema dei disordini del comportamento alimentare nell’infanzia e nell’adolescenza.

Fonte:Le Grange D, Doyle PM, Swanson SA et al. Calculation of Expected Body Weight in Adolescents With Eating Disorders. Pediatrics. 2012 Jan 4.