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mercoledì 13 novembre 2013

Obesità e infezioni: nuove evidenze sul patogeno C. Difficile

Sovrappeso e obesità potrebbero costituire una fattore di rischio per l’infezione del batterio C. difficile. Così verrebbero spiegate alcune frequenti associazioni epidemiologiche.

PATOLOGIA
clostridium difficile

Obesi e individui sovrappeso a rischio per l’infezione con il batterio Clostridium difficile. Così prevengono i ricercatori dell’University of Michigan Hospital di Ann Arbor.

Secondo gli esperti, la presenza di un eccessivo contenuto di grasso corporeo costituirebbe un fattore di rischio non trascurabile per la suscettibilità all’infezione di questo patogeno tipicamente localizzato a livello intestinale e responsabile di colite e diarrea cronica generalmente associate all’utilizzo prolungato di antibiotici.

La nuova evidenza giungerebbe da uno studio retrospettivo pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases durante il quale sono stati analizzati 132 casi di pazienti colpiti dall’infezione. Gli individui affetti dall’infezione erano infatti prevalentemente obesi o sovrappeso, in un rapporto di 1:4 con i pazienti di peso normale.

A detta dei ricercatori, questa maggiore suscettibilità sarebbe indipendente dall’utilizzo massivo di antibiotici o da potenziali esposizioni ad ambienti ospedalieri infetti, e deriverebbe proprio da una particolare alterazione della composizione della flora batterica intestinale, il cosiddetto microbioma, dei soggetti affetti da disordini del peso corporeo che favorirebbe la proliferazione del batterio e limiterebbe l’azione protettiva esercitata dalle altre specie popolanti il tratto gastro-intestinale.

L’obesità e il sovrappeso, infatti, potrebbero determinare una perturbazione costante del microbioma intestinale in modo simile a come si osserva in altre condizioni croniche come la malattia infiammatoria cronica intestinale e, appunto, l’abuso di antibiotici.

Gli autori hanno quindi sottolineato l’importanza di determinare le precise dinamiche di interazione tra il sistema batterico intestinale dei soggetti obesi e il batterio C. difficile.

Grazie a queste preziose informazioni sarebbe possibile stabilire l’esistenza o meno di una relazione di tipo dose-risposta tra il valore dell’indice di massa corporea (BMI) e il rischio d’infezione, ma non solo. Simili informazioni potrebbero svelare chiaramente se la presenza dell’obesità riveste effettivamente un ruolo nell’acquisizione del batterio, nella severità dell’infezione e nelle sue recidive.

Source:Leung J, Burke B, Ford D et al. Possible Association between Obesity and Clostridium difficile Infection. Emerg Infect Dis. 2013 Nov