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mercoledì 12 febbraio 2014

Fibre, batteri e allergie respiratorie: una storia comune?

Il metabolismo delle fibre alimentari da parte di alcune specie batteriche commensali potrebbe modificare la reattività immunitaria e quindi la propensione alle allergie respiratorie.

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Fibre, batteri e allergie respiratorie: può esistere un file rouge tra questi tre fattori?
La risposta, affermativa, giunge da un recente studio sperimentale svizzero nel quel è stato possibile dimostrare, per lo meno nel modello animale, che il consumo di fibre alimentari può in parte alterare la composizione della flora batterica intestinale e questo meccanismo offrirebbe una certa protezione contro alcune condizioni patologie delle vie aeree.


L’evidenza di un’influenza dei cosiddetti batteri commensali sulla salute gastrointestinale, e non solo, non costituisce certamente una novità assoluta. Il ruolo dei microorganismi residenti nel tratto gastrointestinale, e in particolare del loro metabolismo, nel modulare l’attività del sistema immunitario è infatti ben noto agli scienziati.

Ciò che hanno potuto dimostrare gli autori del dell’Università di Losanna è tuttavia qualcosa di nuovo, e cioè che l’assunzione di fibre alimentari fermentabili favorisce un rimodellamento delle popolazioni di batteri nel tratto gastrico ed anche a livello polmonare, alterando prevalentemente il rapporto tra le specie di Firmicuti e Batterioidi.

In aggiunta, i batteri in grado di metabolizzare le fibre produrrebbero una notevole quantità di acidi grassi a catena corta (SCFA), una categoria di molecole organiche capaci di regolare negativamente il sistema immunitario a livello polmonare, in particolare riducendo l’infiammazione allergica delle vie respiratorie.

Gli autori hanno potuto inoltre constatare che una delle molecole generate dalla fermentazione delle fibre, l’acido grasso proprionato, era responsabile di alterare il processo di ematopoiesi a livello del midollo osseo dell’animale, favorendo la generazione di precursori di cellule immunitarie dotate di una minore capacità reattiva e potenziale infiammatorio.

Questo quanto osservato nell’animale. E nell’uomo?


Un simile meccanismo potrebbe essere valido, anche se studi ad hoc nei pazienti allergici sono richiesti per confermare queste evidenze sperimentali. Tuttavia, lo studio ha fornito una nuova conferma della stretta relazione tra i microorganismi che vivono in simbiosi nell’organismo e l’alimentazione, e di come questi due fattori possano influire sulla salute e la predisposizione ad alcune condizioni patologiche.

Source:Aurélien Trompette, Eva S Gollwitzer, Koshika Yadava et al. Gut microbiota metabolism of dietary fiber influences allergic airway Nature Medicine 20, 159–166 (2014)