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mercoledì 10 maggio 2017

Scoperto l’enzima che fa aumentare di peso nella mezz’età

La protein chinasi DNA-dipendente la causa dell’aumento di peso e della ridotta capacità di effettuare esercizio fisico, tipici della mezza età.

Ricerca Clinica e di Base
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Un interessante lavoro condotto dai ricercatori dei National Health Institutes statunitensi ha individuato nell’enzima protein chinasi DNA-dipendente la causa dell’aumento di peso e della ridotta capacità di effettuare esercizio fisico, tipici della mezza età. Un’iperattivazione di questo enzima provoca una riduzione del numero di mitocondri a livello delle cellule muscolari, che sarebbe il responsabile di questi cambiamenti. L’inibizione di questo potrebbe portare ad una nuova generazione di farmaci anti-obesità

Il fastidioso e apparentemente inevitabile accumularsi di adipe a livello del giro vita interessa, democraticamente anche se in misura diversa, davvero tutti i ‘diversamente giovani’. Ma un nuovo studio, per ora su modello animale, apre la porta alla speranza che un giorno si riesca a mettere a punto una terapia in grado di combattere l’obesità della mezza età.
Si tratta di uno studio autorevole, realizzato da ricercatori dei National Institutes of Health americani che hanno individuato un enzima che potrebbe aiutare in questa battaglia contro la prominenza addominale della mezz’età.
 
“La nostra società – commenta il primo autore dello studio, Jay H. Chung, direttore del Laboratory of Obesity and Aging Research del National Heart, Lung, and Blood Institute (NHLBI), parte dei NIH - attribuisce l’aumento di peso e la ridotta capacità di esercizio fisico della mezz’età ad uno stile di vita sbagliato e alla mancanza di volontà. Il nostro studio invece dimostra che esiste un programma genetico, indotto da un enzima iperattivo, che promuove l’aumento di peso e la perdita di capacità di fare esercizio fisico quando si raggiunge la mezz’età.” 

Per arrivare a scoprire il ruolo chiave di questo enzima nell’accumulo di peso e nella sedentarietà, i ricercatori americani sono ricorsi ad un modello animale. Nel loro studio, hanno somministrato ad alcuni topi , nutriti con un pasto ricco di grassi, un inibitore di questo enzima; il gruppo di controllo veniva sottoposto alla stessa alimentazione, senza ricevere però l’inibitore enzimatico. I risultati dell’esperimento si commentano da soli: il gruppo di animali trattati con l’inibitore enzimatico è aumentato di peso del 40% in meno rispetto al gruppo di controllo.  
 
I risultati di questo studio, pubblicato su Cell Metabolism potrebbero avere importanti ricadute anche in una serie di patologie croniche. L’obesità infatti rappresenta un importante fattore di rischio per cardiopatia ischemica, diabete, tumori solo per citarne alcuni.
 
Mantenere il peso forma e continuare ad esercitarsi regolarmente sono strumenti di prevenzione preziosi che si vanno indebolendo purtroppo a partire dai 30-40 anni, l’inizio dell’età di mezzo. Scienziati di tutto il mondo sono da decenni impegnati nella ricerca di un farmaco efficace contro l’obesità, ma sono molti quelli che avevano fatto ben sperare per poi finire in una clamorosa bolla di sapone. Alla base di questi insuccessi la mancata conoscenza delle alterazioni biologiche alla base dell’aumento di peso della mezza età, tipicamente a distribuzione addominale.
 
L’americano medio tra i 20 e i 50 anni acquista in media più di 13 chili, anche se paradossalmente in questo periodo si tende a mangiare di meno. Lo studio appena pubblicato ha cercato di capire cos’è che a quest’età fa ingrassare, pur mangiando meno, e fa ridurre la capacità di esercizio fisico. A tale scopo il gruppo di Chung è andato a ricercare le variazioni biochimiche della mezz’età, utilizzando dei modelli animali equivalenti ad una persona di 45 anni. In questo modo si sono imbattuti in un enzima, la protein chinasi DNA-dipendente (DNA-PK), che mostra un aumento di attività con l’età.
 
Lo stesso gruppo di ricerca ha scoperto che questo enzima è molto efficace nel promuovere la conversione delle sostanze nutritive in grassi e nel ridurre il numero dei mitocondri (gli organelli intracellulari che trasformano i grassi in energia, per far ‘carburare’ l’organismo). E’ noto da tempo che le cellule dei giovani hanno più mitocondri di quelli degli adulti e degli anziani. Ed è proprio questa riduzione del numero dei mitocondri che sembra promuovere l’aumento di peso e la ridotta capacità di compiere un esercizio fisico.
 
I ricercatori americani hanno dunque ipotizzato che, riducendo l’attività della DNA-PK, si possa ridurre l’accumulo di grasso e aumentare il numero dei mitocondri, fatto questo che a sua volta facilita la combustione dei grassi. Per testare la loro teoria, hanno somministrato agli animali un farmaco che inibisce la DNA-PK; questo è riuscito a prevenire efficacemente l’accumulo di grasso e ad aumentare il numero dei mitocondri nel muscolo scheletrico; tutto ciò ha avuto come ricaduta un aumento della fitness aerobica nei topi obesi di mezza età e ridotto l’incidenza di obesità e di diabete di tipo 2.
 
“L’individuazione di questo enzima – commenta Chung – potrebbe avere ricadute importanti di salute pubblica. Questo studio potrebbe dunque aprire la strada allo sviluppo di un nuovo tipo di farmaci anti-obesità”.
Per i quali naturalmente bisognerà aspettare i test sull’uomo. Nel frattempo, dieta sana ed esercizio fisico regolare continuano ad essere i baluardi collaudati contro la ‘pancia’ della mezz’età.
 

Author:MR Montebelli

Source:Quotidiano Sanità